Perché eri in piazza?

Il 6 Maggio sono sceso in piazza a Roma insieme a tanti altri ragazzi della Rete degli Studenti Medi, universitari dell’Unione degli Universitari e tanti lavoratori della CGIL. 

6maggio

La piazza del 6 maggio, a Roma

Ma, nel 2017 – anno in cui l’astensionismo è diventando un vanto e le ideologie sono cose da combattere – che senso ha scendere in piazza?

Potrei ammorbarvi con un lungo articolo sui diritti nel mondo del lavoro, ma non lo farò, voglio essere molto più schematico, scrivendo di getto i motivi per cui sono sceso in piazza.

Sono sceso in piazza perché il lavoro deve essere un diritto, non un privilegio.

Sono sceso in piazza perché non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Sono sceso in piazza perché mi rifiuto di credere che il mio paese non abbia nulla da darmi, che io debba andarmene all’estero per avere un lavoro stabile.

Sono sceso in piazza perché la scuola pubblica non può essere considerata uno spreco di soldi, ma deve essere riconosciuta come colonna portante del Paese e come tale deve quindi essere adeguatamente finanziata e valorizzata.

Sono sceso in piazza perché gli studenti delle superiori non possono essere considerati manodopera gratuita.

Sono sceso in piazza perché lo stato ha il dovere di aiutarmi se sono costretto a lavorare per mantenermi durante gli studi.

Sono sceso in piazza perché mi spetta il diritto di poter scegliere il mio percorso di studi, potendo avere la certezza di trovare un posto di lavoro che mi valorizzi.

Sono sceso in piazza perché, nonostante tutto, ho ancora una mia idea di società, una società giusta, equa, libera dai capricci del mercato; insomma, una società davvero democratica.

Sono sceso in piazza perché ritengo che non si possa essere vivi e felici se non lo sono anche gli altri.

Insomma, sono sceso in piazza perché se non saremo noi a cambiare questo paese, non lo cambierà nessuno.