Perché eri in piazza?

Il 6 Maggio sono sceso in piazza a Roma insieme a tanti altri ragazzi della Rete degli Studenti Medi, universitari dell’Unione degli Universitari e tanti lavoratori della CGIL. 

6maggio

La piazza del 6 maggio, a Roma

Ma, nel 2017 – anno in cui l’astensionismo è diventando un vanto e le ideologie sono cose da combattere – che senso ha scendere in piazza?

Potrei ammorbarvi con un lungo articolo sui diritti nel mondo del lavoro, ma non lo farò, voglio essere molto più schematico, scrivendo di getto i motivi per cui sono sceso in piazza.

Sono sceso in piazza perché il lavoro deve essere un diritto, non un privilegio.

Sono sceso in piazza perché non possono esistere lavoratori di serie A e lavoratori di serie B.

Sono sceso in piazza perché mi rifiuto di credere che il mio paese non abbia nulla da darmi, che io debba andarmene all’estero per avere un lavoro stabile.

Sono sceso in piazza perché la scuola pubblica non può essere considerata uno spreco di soldi, ma deve essere riconosciuta come colonna portante del Paese e come tale deve quindi essere adeguatamente finanziata e valorizzata.

Sono sceso in piazza perché gli studenti delle superiori non possono essere considerati manodopera gratuita.

Sono sceso in piazza perché lo stato ha il dovere di aiutarmi se sono costretto a lavorare per mantenermi durante gli studi.

Sono sceso in piazza perché mi spetta il diritto di poter scegliere il mio percorso di studi, potendo avere la certezza di trovare un posto di lavoro che mi valorizzi.

Sono sceso in piazza perché, nonostante tutto, ho ancora una mia idea di società, una società giusta, equa, libera dai capricci del mercato; insomma, una società davvero democratica.

Sono sceso in piazza perché ritengo che non si possa essere vivi e felici se non lo sono anche gli altri.

Insomma, sono sceso in piazza perché se non saremo noi a cambiare questo paese, non lo cambierà nessuno.

 

Una Regione che non discrimina.

leggeomofobia

Il primo articolo della Legge Regionale contro l’omotransfobia

A 10 anni dalla sua prima presentazione da parte di Omphalos LGBTI (il circolo Arcigay di Perugia) l’Assemblea Legislativa della Regione Umbria ha finalmente approvato a maggioranza una legge regionale contro l’omotransfobia.

Le “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere” sono state approvate dalla Regione il 4 Aprile, ma cosa prevedono?

fotopetizione

Fotopetizione organizzata da Omphalos a sostegno della legge

La legge si concentra su un’attività di prevenzione: infatti, non potendo agire nel penale, la legge si limita ad un’attività di prevenzione nei settori di competenza regionale.

Con questa legge l’amministrazione regionale riconosce che ogni tipo di discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere sia una violazione dei diritti umani e si impegna per diffondere una cultura della non discriminazione e dell’integrazione.

Vengono quindi istituiti centri d’ascolto per consentire alle vittime di discriminazioni di poter denunciare le violenze subite in un luogo sicuro, oltre che percorsi di assistenza nelle ASL per consentire a chiunque ne abbia bisogno di accettare ed esprimere il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere, facilitando l’accesso a dati scientifici su dei temi in cui la disinformazione regna sovrana.

Inoltre, per quanto concerne il mondo della scuola, verranno organizzate attività di formazione per il personale docente e per i genitori volte a contrastare il bullismo omotransfobico e per superare stereotipi e ruoli di genere.

Nel mondo del lavoro la Regione si impegna a sensibilizzare le aziende che operano nel territorio umbro per garantire pari opportunità lavorative a tutti.

Verranno inoltre attivati percorsi di sensibilizzazione per il personale amministrativo e verranno attivati protocolli d’intesa con gli enti locali per porre fine a pratiche discriminatorie nel settore pubblico e nella sanità dando, ad esempio, al partner di un assistito il diritto all’assistenza, a prescindere dal sesso e dal legame giuridico.

Viene infine istituito un “Osservatorio Regionale sulle discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” che si occuperà di raccogliere dati e e monitorare i fenomeni legati alla discriminazione e alla violenza nella nostra regione.

Non si tratta quindi di una “legge-bavaglio” volta a limitare la libertà di espressione ma di un grande passo avanti per tutti coloro che vivono in Umbria e la vogliono vedere senza discriminazioni.